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Quattro interessanti chiacchere a 360° con Paolo De Ascentiis coach di golf

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Adriano Manzoni – Un incontro casuale, avvenuto al Golf Club di Castell’Arquato ai primi di ottobre dove stavamo organizzando la nostra gara IGC del 25 Ottobre, e dove il Coach Paolo De Ascentiis aveva appena finito una delle sue interessanti sessioni di “Open Golf Clinic su 9 buche in campo” è stata un’occasione che non ci siamo fatti scappare.

Un occasione che non potevamo perdere per conoscere a fondo uno dei più famosi e quotati professionisti di Golf Italiani, Ambassador della PGA Italiana, e Direttore e Manager della sua PDA GOLF SCHOOL, una delle prime scuole di golf nate in Italia negli anni 80.

AM – Paolo, prima di farti alcune domande specifiche sul mondo del golf, vuoi parlarci un po’ di te, relativamente alla tua “ storia golfista”, al tuo percorso?
PDA – Innanzi tutto grazie per questo opportunità, approfitto per farvi i complimenti per questo “ circuito “ e per le belle iniziative che state mettendo in atto. Le avevo gia viste in alcuni golf, e avevo seguito anche altre interviste, fatte a miei illustri colleghi. Parlare di me? Non vorrei dilungarmi molto su quello che ho fatto, quali sono stati i miei incarichi e il mio passato sportivo e lavorativo, questo può essere consultato a chi interessa tramite il sito istituzionale della mia scuola di golf la PDA GOLF SCHOOL o su tutti i “SOCIAL” a me o alla stessa collegati. Vorrei invece parlare di quello che io e la mia scuola di golf proponiamo e offriamo sui SOCIAL, sia tramite le Mailing List che i contatti che ho.

AM – Ecco Paolo, mi hai preceduto, proprio su questo volevo farti una domanda. Ho visto che sei su tutti i Social e che tu, il tuo ufficio stampa, e tanti gruppi da te creati, postano articoli, notizie, video, commenti e tantissime offerte, promozioni, contratti, iniziative da te proposte. Perché usi cosi in massa i canali del WEB?
PDA – Vedi Adriano, io insegno da più di 30 anni, e in questi ultimi anni non solo la comunicazione è cambiata, ma anche il modo di giocare a golf, di fare lezione, di gestire il “mondo” golf sia nella didattica che nella imprenditoria. Pensa che con la mia scuola sono su internet dagli anni 80, e in tutti questi anni, sono stato Maestro titolare di tantissimi campi, e ho fatto azioni imprenditoriali importanti. Questo mi ha portato a spostarmi in tante citta, provincie e regioni, così la mia “clientela” non è legata solo ad una città o ad un golf. Io lavoro prevalentemente in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Liguria, ma spesso sono anche in altre regioni, e quindi devo, avendo tanti giocatori, comunicare con tutti loro, e non solo tramite un circolo. Non essendo io un maestro di circolo, ma spostandomi per dare tutti i servizi e le varie opportunità della mia scuola, quale miglior canale se non tutti i Social o mailing list o gruppi WhatsApp, WEB?

AM – Ma tu Paolo, dove hai il tuo centro? Qual’e’ il tuo Golf di riferimento?
PDA – Io ho dei campi dove sono solito fare “Sessioni di allenamento o Lezioni” diciamo in Campo Pratica per intenderci (e questi si possono leggere nel mio sito), ma molte volte sono in altre strutture golfistiche ad effettuare, come oggi, una delle mie iniziative golfistiche. Quindi utilizzo tutti i canali dell’informazione. Nei golf dove io insegno, quando vengono da me i miei allievi/giocatori di altri circoli, pagano il green fee (campo pratica/percorso in campo), car, gettoni, poi si fermano a mangiare, insomma, creo una sinergia con i Golf Club. Loro consentono a me di insegnare, e io do a loro la possibilità di fare un indotto. E tutto questo è a vantaggio di tutti. Ho campi che mi consentono di fare lezione in Campo pratica e a loro do un mio appoggio anche per i loro soci, senza chiedere nulla e occupandomi del settore giovanile, della parte dell’insegnamento, senza minimamente oppormi a che ci siano più Maestri, anzi, lo ritengo un Plus. Invece se vado in altri campi, a meno che non abbia con la proprietà e in accordo con i professionisti, creato una sinergia anche per il campo pratica, vado solo in campo, con allievi non di quel circolo, il tutto con deontologia e rispetto tra professionisti, portando giocatori di altri golf che pagano anche in questo caso il green campo, car, ecc. ecc.

AM – Quindi ritornando al discorso di prima; sinergia totale con i golf e rispetto e correttezza professionale.
PDA – Se permetti proprio su questo tema, vorrei esprimere il mio parere. Siamo in un libero paese con un libero mercato, fino a prova contraria, il rispetto, la professionalità, condivisione, collaborazione è fondamentale. Questo ritengo sia oggi la figura del Professionista di Golf. Qualsiasi livello abbia. Credo che se non si cambierà la prospettiva, e se invece di allargarci, ci chiudiamo a protezione del proprio orticello, sarà una guerra tra poveri, e il golf non potrà mai crescere. Non tutti siamo per tutti, intendo che trovo sia giusto ci possano anche essere più istruttori in un campo, per esempio in quelli dove io lavoro è sempre stato così, e mai ho fatto “ pressione” per essere l’unico, e tantomeno impedito di far venire un altro mio collega a fare lezione a giocatori di quel circolo, anzi trovo che la sinergia, collaborazione e confronto tra professionisti sia necessario e fondamentale. In questo modo gli utenti del Circolo – golf – campo pratica, avrebbero non solo più possibilità di rapportarsi con diverse metodologie, o anche solo per diverse ”esposizioni” degli stessi concetti e anche avere anche differenze economiche sulle tariffe, visti i livelli differenti dei professionisti, ma anche poter decidere serenamente di andare da un professionista, piuttosto che da un altro, anche solo per “vicinanza” caratteriale, di empatia o di un solo mero aspetto, anche e perché no, fisico. Così succede in tutti i campi della vita. E poi per ultimo, se un utente vuole far venire presso il suo circolo un suo professionista di riferimento, non vedo il motivo di non consentilo, ripeto se tutto ciò fosse fatto da tutti, credo si avrebbe una apertura totale e un miglioramento di rapporti finalizzati alla liberalizzazione del mercato e alla serenità di vedere tutti felici di tante diverse opportunità, tutte mirate alla crescita del nostro settore. Concludo dicendo che il problema dei rapporti interpersonali tra professionisti, strutture, istituzioni, non dovrebbe essere minimamente messo in dubbio, in quanto siamo tutti operatori del settore e molti per fortuna professionisti dello stesso, sono infatti spesso le figure dilettantistiche o di livello professionale basso che creano problemi. L’incapacità, invidia, piccolezza umana, non sono da me contemplati. Io non ho mai avuto problemi con nessuno, sempre che si parli di “professionisti” a parole e soprattutto nei fatti. Ovviamente questo è un mio personale pensiero, e io mi attengo scrupolosamente a tutte le vigenti regole di “Deontologie e rispetto personale”, e finché le cose rimarranno in questi ambiti, io chiamo “sempre per prima” i miei colleghi professionisti, se ci sono situazioni ostative. Penso però che trovandoci in un totale tempo di globalizzazione, se non facciamo un passo avanti all’apertura a 360 gradi di tutte le istituzioni e categorie, sarà un’altra occasione persa.

AM – Molto interessante Paolo questa visione dell’insegnamento e aperura. Ci vuoi parlare ora di queste tue iniziative e promozioni?
PDA – Certo con piacere. Allora diciamo che divido le offerte della mia PDA GOLF SCHOOL, relative all’ insegnamento, in diverse proposte.
– PRINCIPIANTI La PDA Golf School propone un percorso di avviamento al golf facile, veloce ed economico: in soli 6 mesi si potrà ottenere l’handicap ed iniziare a giocare. Il pacchetto offerto comprende: • Iscrizione annuale alla FIG, Federazione Italiana Golf. Tessera Federale nominativa e copertura assicurativa inclusa. • Associazione annuale al campo pratica del golf club a te più vicino. • 10 lezioni collettive. • Corso collettivo in 3 lezioni sulle regole del golf, incluso esame finale. • Primo accesso al campo con percorso di 9 buche. • Sacca da golf.
– LEZIONI DI GOLF INDIVIDUALI La PDA Golf School è flessibile nell’organizzazione delle lezioni individuali. • La PDA Golf School opera su più campi da golf • L’orario si definisce insieme, in base alle esigenze del golfista. Ecco cosa significa affidarsi alla PDA Golf School: avere la libertà di poter iniziare in un campo pratica/campo da golf e poter decidere quando fare lezione. Alle lezioni individuali possono partecipare tutti: • Chi è al primo approccio. • Chi è già rodato e vuole perfezionarsi
– LEZIONI DI GOLF COLLETTIVE Preferisci stare in compagnia o condividere il campo con altri golfisti? Vuoi portare con te la tua famiglia o i tuoi amici? PDA Golf School soddisfa ogni esigenza offrendo la possibilità di partecipare a lezioni di golf collettive. La lezione collettiva ha le stesse caratteristiche di quella individuale ma condivisa con altri partecipanti per un massimo di 6 persone. Condividerai quindi la tua esperienza con altri golfisti o golfisti neofiti ed il costo sarà inferiore/diviso per il numero di partecipanti.
– GOLF CLINIC L’offerta per la Golf Clinic viene diversificata in due diverse tipologie. • Golf Clinic in campo pratica La Golf clinic in campo pratica viene organizzata presso le varie Sedi della PDA Golf, a seconda delle esigenze dei golfisti. Partecipanti: tutti! Dai neofiti ai giocatori di livello avanzato. La Golf clinic in campo pratica è infatti organizzata in modo da poter soddisfare le esigenze di diversi livelli di gioco. – Giornata: • Mattina: approfondimento in campo del gesto tecnico e dello swing (con i ferri e con i legni). • Pranzo. • Pomeriggio: gioco corto, putter, bunker e strategia in campo, regole del percorso.
– OPEN GOLF CLINIC IN CAMPO PDA Golf School offre anche la possibilità di andare direttamente in campo, lungo i percorsi del golf per allargare le conoscenze di strategia e di adattabilità del gioco (ferri, legni, modo di giocare la buca). La giornata può variare in base alla stagione e al clima. Il numero massimo di partecipanti è 3. Quale modo migliore di conoscere i segreti e la strategia di tutte le buche?! La Open Golf Clinic offre la possibilità di scegliere un qualsiasi campo, un qualsiasi orario e di formare la terna dei golfisti da parte dei giocatori stessi.
La PDA Golf School raggiungerà direttamente sul campo da golf scelto dai player. Da qui la parola OPEN. Riassumendo i golfisti scelgono personalmente: • Campo. • Orario. • Partecipanti. E poi ho una proposta molto interessante che sta avendo tantissimo successo come la OPEN GOLF CLINIC IN CAMPO che si chiama: COACH & PLAYER Contratto annuale/semestrale/trimestrale di coaching Per tutti i giocatori che intendono prepararsi in uno spirito di miglioramento della performance sportiva, agonistica, con un valido supporto tecnico, la PDA Golf School propone un percorso di allenamento specifico per agonisti. Io, in qualità di Maestro Allenatore, mi impegno infatti ad occuparmi personalmente di: • Preparazione tecnica. • Allenamento fisico. • Coaching mentale dell’atleta agonista. Inoltre seguirò personalmente l’allenamento e tutte le altre fasi, aiutando l’allievo con supporti didattici tecnologicamente avanzati e garantirà la propria presenza dando disponibilità di un contatto diretto continuo con l’allievo, tramite web o telefono. L’allievo si dovrà impegnare ad eseguire scrupolosamente ogni compito affidatogli sia da me che dai Collaboratori della scuola P.D.A. (Assistenti, Maestri e Coach). Ecco queste caro Adriano sono le linee guida della parte DIDATTICA della mia scuola di golf, e quelle con le quali svolgo il mio lavoro di Coach. Oggi infatti ero qui al Golf di Castell’arquato (PC), con tre persone che non si conoscevano e che ho raggruppato io, per livello tecnico e provincia. Una di Cremona, una di Crema e una di Parma. Abbiamo fatto un OPEN GOLF CLINIC DI 9 BUCHE durante la quale abbiamo fatto strategia di gioco, colpi speciali, visto molti aspetti che solitamente non vengono approfonditi. E’ stato, credo per tutti, un momento sportivo e ludico importante. Ora continueranno a fare altre nove buche e forse conoscendosi giocheranno insieme altre volte, soddisfacendo l’ultimo mio obbiettivo, formare aggregazione, e socializzazione. Domani sarò allo Chervo’, poi al Matilde di Canossa e poi ancora al Golf di Verona e al Golf S. Stefano, con invece giocatori che mi hanno telefonato e che conoscendosi si sono messi d’accordo, scegliendo loro il campo e sarò io a farmi trovare là. Per questo l’ho chiamata OPEN golf clinic in campo. Perchè lascio la possibilità di scegliere il campo e le persone. Ovviamente rispettando come dicevo, la regola che non è possibile giocare sul campo dove uno è socio, per rispetto ai professionisti dello stesso. Per quanto riguarda le altre proposte devo dirti che il contratto “COACH&PLAYER” è fatto da tantissimi, perché come potrai leggere offre un 360 gradi con me coach e sono seguiti su tutte le varie situazioni: Campo pratica; in campo; aspetto mentale, preparazione atletica, insomma in tutto. Per quanto riguarda la preparazione atletica e l’aspetto mentale, se il livello è elevato , invito i miei giocatori ad appoggiarsi a professionisti qualificati del settore, con i quali lavoro in sinergia, perché ritengo che a certi livelli, ogni uno deve fare il suo. Come nel professionismo.

AM – Direi un proprio programma completo a 360 per le varie necessità del golfista. Dal neofita, o a chi vuole avviarsi al professionismo, è così?
PDA – In effetti è il mio intendimento. Dare la più vasta gamma di opportunità a tutte le varie categorie di golfisti. Dal fun golfer, al tournament player. AM – Puoi dirmi invece qualcosa di quello che hai svolto nei vari Settori Giovanili? PDA – Certamente, con la mia scuola di Golf, ho seguito i Settori Giovanili di tutti i Golf in cui sono stato, ho allenato il Settore giovanile del Golf di Monticello, ho fatto per 10 anni parte dello Staff della FIG con il Ruolo di Professionista del Settore Giovanile Nazionale, ho formato campioni regionali e nazionali, e presso la mia scuola sono passati al professionismo e fatto il Tirocinio 6 professionisti che sono diventati assistenti e poi Maestri e adesso insegnano in Italia.

AM – Paolo mi dicevi anche che la tua Scuola di Golf fornisce anche dei servizi ai golf e alle aziende.
PDA – Si certo, questa è la parte che mi vede nella veste di Manager. Ti elenco i principali servizi:
SERVIZI PER I GOLF CLUB La gestione di un Club di Golf richiede impegno ed esperienza. Innanzitutto è necessario conoscere bene lo sport del golf: quali sono le attività da proporre, come organizzare le gare, come riconoscere i maestri di talento, come programmare corsi ed esami delle regole, di cosa necessita un campo da golf per essere manutenuto al meglio. Azioni indispensabili per l’obiettivo primario di ogni Club, ovvero trovare ed affiliare nuovi associati golfisti. La PDA Golf School ha gestito diversi Golf Club nel corso del tempo, come direzione tecnica, come consulente o come progettista, quest’ultima attività svolta sia in Italia che all’Estero.

AM – Quindi se pensi che il tuo Club debba essere “rilanciato” per trovare nuovi golfisti o proporre nuovi servizi agli habitué, sarebbe opportuno iniziare chiedendo una consulenza ad un operatore specializzato quale è la PDA Golf School?
PDA – Onestamente credo proprio di si.

AM – Mi puoi elencare alcune esperienze svolte per questo specifico ruolo?
PDA – Ovviamente te ne cito solo alcune e spero di non far torto a nessuno se dimentico a memoria alcune strutture per le quali ho lavorato: – Responsabile tecnico del CUS Genova. – Direttore tecnico della scuola di golf “Paolo De Ascentiis” presso Sport Master Mediolanum di Milano. – Direttore tecnico staff “Open Golf Clinic Valtur”. – Technical Manager per Golf Italia Expo Malpensa. – Consulente per la Società Planet Sport per il settore del golf. – Responsabile tecnico area golf del “Fun Village 2005”, villaggio itinerante per le più importanti piazze lombarde. – Technical Manager dell’Open Italia per il settore Sponsorizzazione Villaggio Commerciale.

AM – So inoltre che ti occupi anche di organizzare eventi aziendali che abbiano come protagonista il golf?
PDA – Si è vero, la PDA Golf School può essere di supporto per occasioni di questo genere. Dobbiamo partire da un fatto principale, ovvero il golf è innanzitutto un gioco, quindi è un’attività ludica e divertente. Ma è competitivo! Prende in considerazione sia l’”aspetto individuale”, del mettersi alla prova singolarmente con propri obiettivi, sia quello “collettivo”; si sta in compagnia, si gareggia ma sempre in una dimensione sportiva e piacevole. Location di grande effetto e scenari naturali spettacolari rendono un evento aziendale unico ed esclusivo.La giornata aziendale o di coaching può quindi essere organizzata nello stesso luogo unendo sport, divertimento e un buon pranzo. Quale momento migliore di una bella giornata di sole per stare all’aria aperta, in mezzo alla natura. Niente di meglio per evadere dalla solita riunione aziendale in ufficio. La PDA Golf School è attrezzata per organizzare l’evento di Golf Aziendale nel miglior modo possibile per l’azienda. Non esiste un format predefinito ma si costruisce insieme al cliente, in base alle finalità del meeting. Ogni dettaglio viene specificatamente studiato in una o più variabili, per una perfetta riuscita dell’evento golfistico. Le proposte possono comprendere anche servizi di catering, con soluzioni flessibili, da un semplice coffee-break ad un pranzo a buffet.

AM – Paolo, un’ultima domanda che credo purtroppo molto attuale, come hai affrontato l’insegnamento durante questo periodo del Covid-19 ?
PDA – In effetti caro Adriano, questo è un tema che come dopo il primo post LOCK DOWN adesso si ripresenta ancora in maniera più decisa, e sai che il governo relativamente allo sport ha portato delle restrizioni. Fortunatamente noi come sport Golf siamo ai massimi livelli di sicurezza, dati gli spazi e le distanze, ma per l’insegnamento che non viene fatto in campo, sul quale mi concentro e spingo tutti a fare (come suggerito nel nostro protocollo) sulla parte riguardante la lezione in campo pratica, senza aver mai abbassato la guardia, tengo tutte le linee guida del nostro protocollo. A tal proposito proprio alcuni giorni fa la Federazione italiana Golf ha emesso il Nuovo protocollo FIG e linee guida aggiornati, come si può vedere in tutti i dettagli sul sito della Federazione Italiana Golf al link (www.federgolf. it/news/in-primo-piano/nuovo-protocollo-fig-e-linee-guida-aggiornati-al-14-ottobre-2020). Per quanto riguarda la parte dell’Insegnamento noi professionisti PGAI ci atteniamo al nostro protocollo relativo all’insegnamento, che potrai vedere all’interno del mio Gruppo che ho creato su FB “ Lezioni di Golf durante il Covid-19” o consultando i vari canali social e al sito a me collegati. Personalmente, per quanato mi riguarda, insegno tenendo molto alto il livello di precauzioni e mi attengo scrupolosamente al nostro protocollo elaborato dalla PGAI in sinergia con la FIG e il CONI e le commissioni medico sportive.

AM – Paolo che altro dire. Speriamo di vederci qui il 25 Ottobre, durante la nostra gara, ci farebbe piacere.
PDA – Sarà un piacere mio. Ci sarò senz’altro e sarà una altra occasione, per rivedere Voi e per seguire da vicino una vostra gara del circuito.

AM – Per chi fosse interessato a contattare Paole De Ascentiis ecco i mille modi in cui può farlo:
Twitter Skype Google Talk YouTube Messenger Linkedin FaceBook WebSite Coach Paolo De Ascentiis Maestro PGAI Ambassador Advanced Professionista classe “AA” WebSite: https://pdagolf.it Mail: deascentiisp@gmail.com Tel. +39 339 121 324 1

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Adriano Manzoni

Responsabile Marketing Sponsoring del Circuito, socio partner del brand “Italy Golf Cup”.
Di professione consulente marketing ha due ombre nel suo lungo curriculum: non gioca a golf e è di fede rossonera.

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Veneto tra storia, cultura, arte e tanto golf di alta qualità

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Redazione – Molti Paesi europei, e non solo, hanno fatto del golf un fattore attrattivo per turisti da tutto il mondo. Questi Paesi hanno conquistato migliaia di golfisti/turisti grazie ad offerte di ottimi servizi di svago e intrattenimento oltre al classico green fee. Ben poche però, con le dovute eccezioni, possono offrire un palcoscenico come quello italiano, con il Veneto in prima fila; perché non approfittarne?

Noi italiani abbiamo sicuramente la tendenza ad essere esterofili e per quanto riguarda il golf non facciamo eccezione. Ma è anche vero, purtroppo, come altri Paesi hanno saputo in questi ultimi 10/15 anni fare sistema intorno al golf meglio del “Bel Paese”, come abbiamo già avuto modo di scrivere anche su queste stesse pagine.
Hanno fatto sistema e costruito, nel vero senso del termine, dei “parchi divertimento” per golfisti e per i loro accompagnatori, dando la possibilità di poter trascorrere alcuni giorni o settimane in luoghi accoglienti e formiti di eccellenti servizi, dalle SPA, centri benessere, tour turistici organizzati. Ma come dicevo hanno “costruito” tutto ciò spesso, anche se non sempre, in mezzo al nulla, delle Las Vegas o Europa Park mirati alle esigenze, o presunte tali, dei golfisti.

A volte invece basterebbe girare un attimo lo sguardo e potremmo scoprire, qui da noi, situazione sicuramente diverse da quelle sopra citate, ma di estremo fascino, interesse, uniche che tutto il mondo ci invidia e con vicino strutture golfistiche d’eccellenza.
È per questo che vogliamo suggerirvi due dei tanti itinerari che potrete percorrere in questa bellissima Regione che è il Veneto, gustandovi tante cose “vere” abbinandole a momenti di puro piacere golfistico in club a portata di mano.

Uno scorcio di Chioggia detta “la piccola Venezia”

Senza voler escludere da alcun itinerario la “Serenissima” che meriterebbe una visita almeno mensile per scoprire le sue mille bellezze e altrettanti segreti con il suo particolarissimo Circolo Golf Venezia da non perdere, vi suggeriamo questi itinerari veneti per così dire “alternativi”. Il primo breve tour suggerito comprende Chioggia, Adria, Loreo e il Delta del Po, il tutto racchiuso nell’arco di qualche decina di chilometri. Chioggia (Venezia), chiamata la “Piccola Venezia”, è una popolosa e vivace città marinara.

Con i suoi palazzi in stile veneziano che si affacciano sui canali, le caratteristiche imbarcazioni denominate “Bragozzi” con le loro vele variopinte, la pescheria, il Corso del Popolo, Chiese, Musei e Monumenti, Piazza Vigo con il suo bellissimo ponte sembra di tornare indietro nei secoli, al tempo dei dogi e della Serenissima. Per questo durante la stagione estiva, a Chioggia va in scena Il Palio de La Marciliana: rievocazione storica della Guerra di Chioggia assolutamente imperdibile. Adria (Rovigo), cittadina del Polesine è un borgo da scoprire, perfetta destinazione di turismo lento, di prodotti tipici e di tradizioni legate al territorio. Con poco più di ventimila abitanti da qualche anno ha aderito all’Associazione Borghi Autentici di Italia, un network di 22 Comuni creato per aumentare la qualità della vita delle comunità locali, con una particolare attenzione alla sostenibilità e al rispetto delle radici locali. Loreo (Rovigo) fu legata a Venezia nel periodo di massimo splendore in quanto rappresentava per quest’ultima un punto cruciale dal punto di vista sia economico che commerciale (attraverso il canale Naviglio).
L’influenza della Serenissima è notevole nella struttura architettonica di Loreo, città caratterizzata da suggestivi portici e calli che portano nella splendida Piazza Longhena. Il Delta del Po (Rovigo) è una terra stupenda ancora in buona parte sconosciuta, da percorrere lentamente, scoprendo la dolcezza del paesaggio, l’accoglienza calda e ruvida dei casoni, l’emozione dei ponti di barche, il mistero dei folti canneti, i vasti orizzonti, le attività nelle valli, nelle lagune e negli orti, fino al fascino della foce e degli estremi scanni, lembi di sabbia finissima in continuità con il mare. Ai margini di questo “cerchio magico” potete distrarvi in due splendidi Golf Club: Albarella e Rovigolf.

Le 18 buche di Albarella si snodano lungo un percorso sospeso tra il mare e la laguna del parco naturale del Delta del Po, in un campo che rappresenta la fusione perfetta tra i classici percorsi britannici e lo scenario mozzafiato della laguna veneta. Questo Club è stato costruito all’interno dell’omonima Isola di Albarella che è un’oasi naturale nel Parco regionale del Delta del Po, riconosciuto con ben due riconoscimenti UNESCO. Circondata da laguna e mare, il 100% della sua superficie è sotto stretta tutela ambientale. Rovigolf è un 9 buche ma non fatevi ingannare, non è un percorso semplice anche se decisamente piacevole da giocare e molto ben curato. Il secondo tour che vi consigliamo è quello delle Ville della Riviera del Brenta. Spendiamo solo poche righe per introdurvi sommariamente nella storia sulla nascita di queste splendide Ville. Il 17 aprile 1345 il Maggior Consiglio della Repubblica di Venezia abrogava la legge che fino ad allora aveva proibito ai cittadini della Serenissima l’acquisto di terreni in terraferma e così parte degli interessi del patriziato Veneto si spostarono dal commercio all’entroterra e lungo le rive del Brenta. Da quel momento iniziò da parte dei Nobili dell’epoca una vera e propria “gara” ad accaparrarsi i migliori terreni sia da coltivare ma anche per costruirsi ville sempre più suntuose per farsi invidia gli uni con gli altri che ebbe il suo momento d’oro solo a partire dal XVI secolo e durò fino alla caduta della Serenissima nel XVIII secolo.

Villa Foscari conosciuta anche con il nome di “La Malcontenta”

Durante quasi 4 secoli si stima sorsero circa 2000 ville. Di quelle oggi ne rimangono alcune che sono state mantenute e restaurate e danno modo a chi le visita di capire la grandezza che fu. Tra queste da non perdere è Villa Foscari conosciuta anche con il nome di “La Malcontenta” nel comune, appunto, di Malcontenta di Mira (VE).
La Villa fu progettata da Andrea Palladio per Nicolò e Alvise Foscari, ed è una espressione di straordinaria compiutezza delle sue idee architettoniche. All’interno la Villa è decorata da affreschi incantevoli alcuni dei quali di Battista Franco, cresciuto sotto l’influenza di Michelangelo, e di Battista Zelotti, compagno artistico di Paolo Veronese.

Veduta aerea di Villa Pisani, oggi Museo Nazionale

Lascata Villa Foscari, non potete perdervi di ammirare uno dei gioielli del tardo barocco veneziano, il complesso di Villa Widmann Rezzonico Foscari. Costruita agli inizi del Settecento per volontà dei Serimann, nobili veneziani di origine persiana, la Villa ottenne l’attuale forma solo nella metà dello stesso secolo, quando la famiglia Widmann, dopo avere acquistato l’immobile, lo rimodernò adeguandolo al gusto rococò francese.
Il corpo centrale divenne così accogliente dimora per feste e ricevimenti.

Un altro gioiello da non perdere in questo tour è la Barchessa Valmarana, splendida testimonianza architettonica di nobili origini seicentesche lungo la Riviera del Brenta, che offre al visitatore oltre al fascino delle storiche sale interne, affrescate e decorate con gusto, anche la grazia caratteristica del giardino all’italiana e gli spazi armoniosi dell’ampio parco sul retro. Ad accogliere il visitatore una facciata maestosa e l’ampio porticato a doppie colonne. Al portico si affacciano le stanze interne attraverso le tipiche finestre piombate della tradizione veneta e in particolare veneziana. Fedeli alla tipica struttura originaria, gli spazi interni sono valorizzati da sontuosi affreschi e arredati con statue, mobili e oggetti d’epoca. Impossibile poi non visitare Villa Pisani, oggi Museo Nazionale, e Villa Foscarini Rossi.
La maestosa Villa dei nobili Pisani ha ospitato nelle sue 114 stanze dogi, re e imperatori, ed oggi è un museo nazionale che conserva arredi e opere d’arte del Settecento e dell’Ottocento, tra cui il capolavoro di Gianbattista Tiepolo “Gloria della famiglia Pisani”, affrescato sul soffitto della maestosa Sala da Ballo. Oltre all’incantevole architettura e ai capolavori artistici che queste mura custodiscono di eccezionale fascino è anche il parco che incanta per le scenografiche viste, dalla Coffee House all’Esedra, il famoso labirinto di siepi, tra i più importanti d’Europa, la preziosa raccolta di agrumi nell’Orangerie e di piante e fiori nelle Serre Tropicali. Poco distante da Villa Pisani sorge il complesso architettonico del XVII secolo chiamato Villa Foscarini Rossi. Come era d’uso all’epoca anche la famiglia Foscarini chiamò famosi architetti come Vincenzo Scamozzi, Francesco Contini, Giuseppe Jappelli e pittori e decoratori come Pietro Liberi e Domenico de Bruni a cui affidò il compito di erigere e decorare una “casa” con il massimo del lusso possibile per enfatizzare al meglio l’importanza della famiglia che aveva dato alla “Serenissima” un Capitano di Mar e un Doge. All’interno della struttura ha sede anche l’importante Museo della Calzatura che raccoglie oltre 1500 modelli di calzature femminili di lusso. Il Museo della calzatura nasce dall’iniziativa del comm. Luigino Rossi, presidente del Calzaturificio, di esporre i pezzi più rappresentativi creati dall’azienda nel corso della sua attività.
La struttura è stata inaugurata il 24 giugno 1995, anniversario dei cinquant’anni di attività dell’azienda iniziata nel 1947 da Narciso Rossi e proseguita dal figlio Luigino che nel 1990 acquista il complesso architettonico di Villa Foscarini poi passato, nel 2003, al gruppo finanziario del lusso LVMH.

Un scorcio dell’affascinante percorso del Golf Club Cà della Nave

Lustrati gli occhi con queste meraviglie ora potete scegliere se giocare sul green del Cà della Nave o su quello dei Villa Condulmer, entrambi a non più di 20/30 minuti delle Ville.
Il percorso del Golf Club Cà della Nave è stato disegnato dal famoso Arnold Palmer ispirandosi ovviamente alla vicina Venezia. Peculiarità del campo viene data dall’abbondanza di ostacoli d’acqua creati con laghi artificiali che interessano ben 12 delle 18 buche, dalla consistente presenza di grandi bunker all’americana, dagli aspetti tecnici e dalla piacevolezza del paesaggio circostante che lo annoverano fra i migliori campi da competizione realizzati in Italia. La clubhouse del Cà della Nave è una splendida villa del Cinquecento immersa in uno dei più ampi e notevoli parchi secolari del paesaggio veneto. Il ristorante al suo interno è il centro nevralgico del Club, un ambiente esclusivo ed accogliente con più di cento posti a sedere al suo interno ma che triplica i suoi spazi quando vengono aperte le grandi vetrate che si affacciano sulle piscine esterne che sono ben 3, incastonate come gioielli tra il ristorante e i campi da golf.

Una buca del percorso del Golf Club Villa Condulmer

Altro meraviglioso Club poco distante dal tour “Ville del Brenta” è il Golf Club Villa Condulmer. Nel il 1958 la settecentesca Villa Condulmer diventa hotel esclusivo e nel febbraio 1960 nasce il Golf Club Villa Condulmer, con prime nove buche, su progetto dell’architetto John Harriys. Dal 1960 ad oggi un continuo rinnovamento del percorso, diventato nel frattempo 18 buche, e l’implementazione continua dei migliori servizi possibili, ne fanno oggi un vero gioiello del golf. Varcare il Cancello del Golf Villa Condulmer significa entrare nella Storia del Golf Veneto e non solo, gran parte dei giocatori che hanno reso grande questo Sport sono passati di qui. Oggi il Club ha rinnovato completamente il Percorso Championship, riseminando le 18 buche con la Bermuda Grass che permette la perfetta giocabilità sia d’estate che d’inverno. Concludendo questo nostro breve “racconto” possiamo ben dire che per trovare emozioni esaltanti e uniche nell’ambito della cultura, della storia, dell’arte e oggi anche del golf non è sempre necessario dover oltrepassare i confini nazionali, anzi: basta guardarsi un po’ attorno.

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Hong Kong Golf Club, anche senza “Royal” sempre regale

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Redazione – Fondato nel 1889 da tredici appassionati golfisti, nell’allora colonia brittannica, mantenne fino al 1996 la denominazione “Royal” che dovette abbandonare con il ritorno dei territori alla Cina. Questo fatto non ha però mutato l’eccellenza di questo Club ritenuto uno dei migliori al mondo, rimanendo in ogni caso un percorso regale.

Già a metà degli anni ’70 Pat Ward-Thomas, autore dell’”Atlante mondiale del golf”, considerato ancora oggi come una tra le “Bibbie” del golf, utilizzava queste parole in relazione all’Hong Kong Golf Club: “È raro giocare in uno scenario più bello di quello del Royal Hong Kong, situato a ridosso delle magnifiche montagne cinesi …”. Dagli anni ’70 ad oggi tantissime cose sono cambiate a Hong Kong, ne ascoltiamo proprio in questi giorni le tristi cronache, ma una cosa è certa, l’Hong Kong Golf Club ha mantenuto intatto il suo fascino e anzi ha aumentato di anno in anno la qualità dei suoi percorsi di gioco tanto da essere sede dell’Hong Kong Open ininterrottamente dal 1959. Hong Kong Open è stato votato dai golfisti professionisti nel 2018 come la miglior competizione dell’anno dell’Asian Tour e il suo percorso come il miglior campo da golf dello stesso anno. Il doppio riconoscimento consolida ulteriormente la posizione dell’Hong Kong Open come uno dei migliori tornei di golf e sedi in Asia. Nel 2015 HKGC è stato anche selezionato da una giuria internazionale di giornalisti ed esperti del settore come “Platinum Golf Club of The World” classificandosi nella top 100 dei migliori club di golf del mondo. Solo altri quattro club in Asia hanno ottenuto una posizione migliore dell’Hong Kong Golf Club in questa esclusiva classifica.

Sguardi sui percorsi dell’Hong Kong Golf Club

La direzione del HKGC è molto attenta, sensibile e attiva nel promuovere il golf nei giovani, specialmente sul suo territorio, tanto da aver attivato già dal 2013 un programma di sviluppo del golf per le scuole di Fanling e Sheung Shui, seguito da un’offerta di formazione golfistica a studenti svantaggiati nell’ambito della Inspiring HK Sports Foundation. Un totale di 10 scuole attualmente inviano studenti per lezioni settimanali svolte al campo pratica e sui suoi 3 percorsi. Dal 2017, un programma di “introduzione al golf è stato offerto anche agli insegnanti di educazione fisica (PE) delle scuole del Distretto Nord di Hong Kong. L’accesso alle strutture per la pratica e alle opportunità di gioco presso HKGC è stato un fattore importante nei recenti successi individuali e di squadra del crescente gruppo di giovani golfisti di talento di Hong Kong. I risultati raggiunti da questi giovani giocatori hanno aperto la porta a opportunità accademiche, comprese borse di studio complete presso le università degli Stati Uniti. Grazie anche a questi programmi all’Hong Kong Open 2019, quattro giocatori di golf di Hong Kong, tra cui tre dilettanti, Alexander Yang, Leon D’Souza e Terrence Ng, hanno ottenuto il taglio di metà percorso, un vero record.

Sguardi sui percorsi dell’Hong Kong Golf Club

Anche se molto “progressista” l’Hong Kong Golf Club non sfugge alle regole della tradizioni e della forma, come spesso accade in oriente, per cui vige per i frequentatori del Club, se non un rigido codice di comportamento, un “caloroso” invito a rispettare alcune regole tra cui: divieto dell’uso dei telefoni cellulari in tutta la Club House e sui percorsi di gioco; i membri devono sempre osservare uno standard di abbigliamento ragionevole e prudente e non indossare indumenti che possano offendere gli altri tra cui vestiti strappati o sporchi; le magliette da golf devono essere con colletto e maniche (non per le signore) e indossate infilate; pantaloncini corti o gonne con un massimo di 5 pollici sopra le ginocchia, i leggings possono essere indossati sotto i pantaloncini corti ma non da soli. In Club House nessun berretto, visiera, cappelli e cappelli di lana possono essere indossati così come sono vietati infradito, tranne che a bordo piscina. A noi possono sembrare limitazioni un po’ rigide ma bisogna tener conto di quanto conti nella cultura orientale e cinese in particolare il rispetto per le formalità che per la loro società non è solo un fatto esteriore ma è un fattore di rispetto per se stessi e per gli altri. Anche l’Hong Kong Golf Club non è “scampato” a quello che possiamo definire benevolmente scetticismo verso il gentil sesso nel golf. Sebbene le donne avessero giocato a golf a Hong Kong già nel XIX secolo e giocassero in competizione all’allora Royal Hong Kong Golf Club dalla fine degli anni ‘20, fu solo nel 1932 che alle donne fu permesso di accedere al in modo frequente e non eccezionale al Club.

Sguardi sui percorsi dell’Hong Kong Golf Club

Nel novembre 1946 fu deciso che le mogli e le parenti dei membri potessero giocare previo pagamento dell’abbonamento da parte del membro maschile, e che altre donne potessero giocare con un membro dietro pagamento di un green fee che ammontava all’epoca a HK $ 1. L’Hong Kong Golf Club ha però saputo percorrere velocemente la via dell’emancipazione sociale e attualmente ha una sezione femminili molto numerosa formata da oltre 550 giocatrici con handicap (il massimo è 36), di cui circa 80 giocano regolarmente a golf da competizione il martedì, noto anche come il giorno delle donne. Abbiamo dedicato tanto testo per cercare di illustrare l’atmosfera particolare che avvolge questo fantastico Club trascurando sicuramente la descrizione tecnica dei suoi tre percorsi che di seguito sintetizzeremo al meglio. Consigliamo comunque ai più curiosi di dare una sbirciatina al sito internet del Club molto ben fatto, dove potranno trovare le informazioni qui mancanti (www.hkglofclub.org). L’Hong Kong Golf Club ospita tre percorsi da 18 buche ognuno dei quali con una propria piccola zona di sosta, perché definirla buvette sarebbe inappropriato, a metà percorso.

Sguardi sui percorsi dell’Hong Kong Golf Club

Il primo percorso o “Old Course” è stato inaugurato nel 1911, l’Old Course misura 6.246 yard dai tee del campionato e ospita l’Hong Kong Ladies Open. Un layout tradizionale con fairway alberati e green piccoli premia la precisione del giocatore piuttosto che sulla lunghezza. La caratteristica sosta a metà strada chiamata House Grade III risale al 1918 ed è il modo perfetto per rilassarsi e idratarsi dopo la nona buca. Il secondo percorso o “News Course” è stato inaugurato nel 1931, il New Course misura 6.520 yard dai tee del campionato. Otto delle buche sono presenti nel “Composite Course” che ospita l’Hong Kong Open. Ogni anno il New Course ospita i campionati amatoriali maschili e femminili di Hong Kong. La zona di sosta e ristoro si trova dopo l’undicesima buca. Il terzo percorso o “Eden Course” è stato inaugurato nel 1970, l’Eden Course misura 6.106 yard dai tee del campionato. Dieci delle buche sono presenti nel “Composite Course” che ospita l’Hong Kong Open. La zona di sosta e ristoro si trova dopo la 12a buca. Speriamo di avervi incuriosito anche questa volta e stimolati, appena possibile, a viaggiare su tutti i campi del mondo.

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A voi amici l’ardua sentenza

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Golf

Gianmario Sbranchella – Non è la prima volta che affronto questo argomento e spero di averlo sempre fatto con un po’ di spirito e cercando di non prendermi troppo sul serio, banalizzando, e forse qui sbagliando, certi atteggiamenti che a volte si vedono sui nostri percorsi di gioco.

Mi riferisco a quelle “piccole” trasgressioni in cui molti golfisti incorrono durante una gara. Tante volte mi sono domandato se fossero trasgressioni da “furbetti” o più benevolmente solo superficialità, disattenzione, dimenticanze.
Intendiamoci, non mi riferisco a quelle “ruberie” eclatanti e evidentemente fatte in mala fede per conquistarsi un vantaggio, giustamente da segnalare e punire, ma a quelle piccolezze, che comunque sono irregolari, fatte appunto, speriamo, in buona fede o commesse solo per superficialità. Io, oltre che giocatore sono organizzatore di gare per cui tenuto ancor più di tutti ad osservare quanto più possibile e rigidamente il regolamento, questo forse è anche la mia fortuna perché in questo modo mi tolgo automaticamente dall’imbarazzo alla domanda che vengo a porgervi.

È giusto o sbagliato riprendere, o ancor di più, segnalare a un marshall o alla direzione di gara un compagno di gioco se questo compie una piccola irregolarità? E ancora, se tutti fossero ligi osservatori degli errori altrui quante penalità verrebbero date ad ogni gara?
Quanti giocatori verrebbero invitati a posare i ferri? La risposta a queste domande può essere una giustificazione per “chiudere un occhio”?
Molti golfisti a cui ho posto questo quesito mi hanno dato risposte del tipo: “dipende dalla gravità dell’errore”, “dai stiamo comunque facendo una gara amatoriale non siamo professionisti”, “non c’è mica in palio un milione di euro”, “dipende se il giocatore può vincere o no la gara”. Tutte affermazioni plausibili?
Forse si, forse è anche lecito, ma non legale, chiudere un occhio, ci sono già tante cose molto più serie e gravi a cui pensare e da affrontare “fuori” dal percorso di gioco che forse è bene così.

Il nostro bellissimo golf è però, a mio avviso, molto di più di una “semplice” attività sportiva. È un percorso di educazione alle regole e al rispetto, soprattutto verso se stessi.
Chi commette irregolarità nel golf, ovviamente in mala fede, imbroglia principalmente se stesso prima ancora che tutti gli altri, nello stesso tempo un’eccessiva pignoleria potrebbe indurre a confermare quella frase che dice: “la legge non ha cuore, è legge”; e sappiamo invece di quanto più cuore e comprensione avremmo tutti bisogno.

Per cui riprendere un compagno di gioco, dato per scontato garbo e educazione, per un errore commesso indipendentemente dai piccoli o grandi vantaggi che questo giocatore può essersi attribuito, oltre ad essere un atto “giuridicamente corretto” è giusto o è sbagliato?
A voi amici, l’ardua sentenza.

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Gianmario Sbranchella

Organizzatore e ideatore del Circuito, socio partner del brand “Italy Golf Cup”.
Prima ancora che imprenditore grande appassionato e innamorato del “gioco” del golf, unica macchia nel suo lungo curriculum l’instancabile fede nerazzurra.

Nel 2004, come Vice Presidente Esecutivo della Camera di Commercio Indiana per l’Italia, è promotore del Circuito golfistico ad essa dedicato e che organizza e segue per ben 17 anni.

Per saperne di più.

 

5 minuti nella pausa pranzo, in ufficio o a casa, bastano a “togliere vecchia ruggine”

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Golf

Redazione – Non potete andare in palestra tutti i giorni? Siete troppo pigri per svegliarvi mezz’ora prima alla mattina e fare una sana corsetta? Prendetevi almeno cinque minuti al giorno per qualche esercizio di allungamento e distensione, il tutto seduti alla vostra scrivania.

Posizione 1

1 – Intrecciate le dita ed estendete le braccia in avanti ruotando le palme in fuori. Sentirete la tensione nelle braccia e sulle scapole. Mantenete questa posizione per una ventina di secondi, e ripetete l’esercizio almeno 2 o 3 volte.

Posizione 2

2 – Intrecciate le dita ed estendete le braccia in alto, palme rivolte verso il soffitto. Allungate le braccia fino a sentire la tensione nelle braccia e lentamente fino alle costole.

Mantenete la tensione solo se la sensazione è piacevole e non risentite di dolori costali, nel caso allentate lentamente e abbassate le braccia. In caso contrario mantenete la tensione per almeno 10 secondi e ripetete l’esercizio 3, 4 volte.

Posizione 3

3 – Con le braccia distese sopra la testa, con la mano destra afferrate la sinistra e tirate il braccio sinistro lateralmente.

Distendete le braccia fino a sentire la tensione che però non deve mai essere forzata troppo, la tensione deve sempre essere percepita ma mai dolorosa.

Tenete la posizione per circa 15 secondi e ripeterla per ambo i lati almeno un paio di volte.

 

 

Posizione 4

4 – Tirate dolcemente dietro la testa il gomito destro con la mano sinistra, fino a sentire la solita leggera tensione nella spalla sul tricipite. Mantenere la posizione per circa 30 secondi.

Posizione 5

5 – Con le dita intrecciate dietro la testa, portate i gomiti in fuori mantenendo il busto e la testa ben allineati.

Fatto questo cercate di avvicinare le scapole fra loro.

Mantenete la tensione per non più di una decina di secondi, poi rilassatevi.

Ripetete diverse volte l’esercizio che è ottimo da fare quando avete le spalle e il dorso tesi e rigidi.

Posizione 6

6 – Con la mano sinistra prendete il braccio destro appena sopra il gomito e tirate dolcemente il gomito verso la spalla destra, volgendo la testa verso la spalla opposta.

Mantenete la posizione per circa 10 secondi e ripetete l’esercizio dalla parte opposta.

Posizione 7

7- Palmo delle mani appiattito sulla sedia, pollici in fuori e dita rivolte indietro, inclinate lentamente le braccia indietro per allungare la muscolatura degli avambracci.

Mantenere la tensione per 30, 40 secondi. Il tempo per concludere questa sequenza di esercizi è di pochi minuti e l’apporto di benessere è esponenziale rispetto allo sforzo da mettere in campo.

Ripetuto tutti i giorni vi aiuterà a evitare fastidiosi dolori dovuti alla posizione prolungata di seduta.

 

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Dopo le tre Lady del golf che affascinano di più gli amici di IGC, ecco i tre Mister

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Golf

Redazione – Come abbiamo scritto nel precedente blog di luglio, abbiamo fatto un piccolo sondaggio che, ripetiamo, nulla vuole essere di serio se non un gioco estivo tra amici golfisti, per scoprire quali fossero le professioniste del golf che più affascinano i “maschi” del green. Come promesso adesso il gioco è a parti invertite, e scopriamo che non sempre i numeri uno sono quelli che fanno “sognare” di più le nostre compagne di gioco.

Sinceramente la redazione di IGC si aspettava un risultato diverso da quello emerso da questo nostro gioco/sondaggio, si aspettava altri nomi al posto di quelli indicati ma, una volta di più, è bello essere sorpresi e senza mettere in discussione alcunché e rispettando il detto “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, riportiamo fedelmente le indicazioni delle nostre Lady. Al primo posto delle preferenze è risultato essere: SERGIO GARCIÀ.

Sergio Garcià con la moglie Angela

Sergio García è nato a Borriol, una cittadina nella costa orientale della Spagna vicino a Castellón, il 9 gennaio 1980. Il 24 giugno di quest’anno Sergio Garcia ha terminat

o l’RBC Heritage, il secondo torneo del PGA Tour giocato dopo la pausa del coronavirus, con un grande risultato. Ha potuto sfoggiare il suo fantastico golf all’Harbour Town Golf Links di Hilton Head e ha combattuto per la vittoria

fino all’ultima buca, con una fantastica sequenza di tre birdie consecutivi nell’ultimo tratto del torneo. Ha concluso poi in quinta posizione con un totale cumulativo di -19. Sergio Garcià ha incamerato tre giri di 65 colpi venerdì, sabato e domenica, una serie fantastica che aveva raggiunto solo due volte nella sua carriera, al campionato Deutsche Bank nel 2013 e al Castelló Masters n 2011. Questo dimostra il suo grande talento e come sta costruendo sempre di più la fiducia in se stesso per poter essere più costante e raggiungere così più successi in futuro. Garcià ha lavorato duramente negli ultimi mesi durante il lockdown per farsi trovare pronto alla ripartenza delle competizioni, e i suoi primi risultati ne sono la dimostrazione. Parte della sua preparazione è stata la partecipazione al BMW Indoor European Tour tenutosi a Valderrama e giocato su un simulatore di golf piazzandosi al primo posto. Tuttavia, Garcià sta affrontando una situazione completamente nuova, una lunga fase senza gare, che per uno con il suo carattere competitivo al massimo, apotrebbe avere delle ripercursioni a medio termine. Dopo la sospensione di THE PLAYERS ha trascorso 13 settimane senza gareggiare. Questa è stata la sosta dalle gare più lunga per lui, da quando gareggia, dopo quella di undici settimane nel 2007/2008. Sergio ha iniziato a giocare a golf da bambino e presto ha dimostrato di avere un talento speciale per il gioco. Ha frequentato il suo primo club quando aveva solo 3 anni sotto la supervisione di Víctor García, suo padre, insegnante e mentore. Víctor aveva lavorato come caddy al Club de Campo de Madrid e poi era diventato un giocatore di golf professionista. Successivamente, si è allenato al Club de Campo del Mediterraneo (Borriol), dove ha guidato la carriera di suo figlio, seguita da vicino da Consuelo, la madre di Sergio, che all’epoca gestiva il pro-shop del club. Sergio non aveva bisogno di troppo tempo per distinguersi e già quando aveva solo 12 anni tutti avevano intuito che sarebbe diventato un giocatore speciale. Quando aveva 15 anni ha conquistato il suo primo taglio in un evento del Tour europeo e solo tre anni dopo è diventato professionista. Da allora, Sergio ha avuto una brillante carriera, è stato nella top ten OWGR per più di un decennio, vincendo tornei ovunque (Europa, Stati Uniti, Africa, Asia). Ma ha conquistare il pubblico, non solo femminile, è stato anche il suo carattere aperto “latino” e la sua innata simpatia.

Keegan Bradley

KEEGAN BRADLEY Nato nel 1986 a Woodstock (Vermont USA), Keegan è il fglio maggiore di Mark Bradley, proprietario del Jackson Hole Golf and Tennis Club a Jackson, Wyoming, professionista dal 2008, ha vinto da rookie il PGA Championship 2011 alla sua prima partecipazione in un Major. È stato “rookie of the year” del PGA Tour nel 2011 e ha fatto parte della squadra americana della Ryder Cup nel 2012 a Medinah, vinta poi in rimonta dall’Europa. Il golf è una passione della famiglia Bradley ed era destino per Keegan diventare uno dei protagonisti mondiali di questo sport. Infatti, oltre al padre, proprietario di un Golf Club, come abbiamo detto prima, anche sua zia, Pat Bradley, era una golfista professionista. Occhi azzurri, charme, buon gusto nel vestire, Keegan Bradley è uno dei golfisti più affascinanti al mondo. Se da bambino aveva puntato tutto sullo sci alpinismo, ben presto si è accorto di avere talento nel golf. Un’intuizione, questa, che non l’ha tradito e, anzi, si è confermata essere corretta. Sono molti, infatti, i riconoscimenti che ha ricevuto, a partire dall’essere uno dei tre giocatori ad aver vinto il campionato Major al suo debutto.

Keegan Bradley festeggia, con la moglie Jillian e il figlio Logan, lo spareggio vinto contro Justin Rose alla 18a bucha al Arononink Golf Club in Pennsylvania, in occasione del campionato BMW nel settembre 2018

classificato al vertice della distanza con il drive e possiede un ottimo tocco sui green. Come molti altri giocatori professionisti anche Keegan Bradley ha le sue superstizioni quando gareggia, tra queste quella di tirare sempre la sua palla con la testa in alto. Non ha certamente la battuta di spirito pronta come Sergio Garcià e non è come lo spagnolo estremamente estroverso, ma possiede sicuramente un grande “charme” dovuto alla sua innata eleganza nel muoversi e al gran gusto per il suo abbigliamento, sobrio ma sempre molto curato.

RORY MCILROY Pensavamo di trovare Rory McIlroy davanti a Bradley nelle preferenze delle signore del golf, ma probabilmente il fare furbesco dell’inglese ha giocato a favore di Bradley. Incerto su cosa avrebbe potuto fare con l’ossessione del golf del figlio minore, Gerry McIlroy, padre di Rory, invitò l’allora professionista del Holywood Golf Club, Michael Bannon, ad aiutare il figlio nel capire se il golf fosse la sua giusta vocazione. Non era un piano calcolato per tentare di creare una superstar del golf; era semplicemente una richiesta d’aiuto di un padre per dare una guida a un ragazzo selvaggiamente entusiasta a perseguire un sogno. Oggi, a più di vent’anni di distanza, Michael Bannon rimane l’allenatore di Rory ed è l’architetto di uno degli swing più invidiabile e fluido del golf.

Rory McIlroy

A malapena abbastanza grande per essere un membro del suo club di golf locale, Rory ha passato ore su ore sul campo e intorno ai green, esercitandosi fino a quando le sue giovani mani non riuscivano più a sentire il fero. L’idea di lui come un bambino prodigio o come “la prossima grande promessa del golf” si è concretizzata quando, a soli nove anni, Rory ha vinto il Campionato mondiale under 10 a Doral, in Florida. Con una spavalderia fiduciosa e una determinazione singolare, Rory è passato attraverso la sua adolescenza raccogliendo premi, riconoscimenti e un crescente rispetto tra l’élite del golf. Nel 2007 raggiunse il punteggio amatoriale più basso di sempre all’Open Championship. Più tardi, nello stesso anno, raggiunse la vetta della classifica mondiale dei dilettanti e fece un’apparizione di Walker Cup alla Royal County Down, la sua contea di origine, completando un percorso amatoriale che pochi potevano eguagliare.

In modo assolutamente deciso, Rory è entrato nel circuito professionistico, diventando il più giovane giocatore di golf al Tour europeo. Alcune delusioni iniziali tra i professionisti hanno fatto parte di una più rapida curva di apprendimento, così da permettergli di ottenere il suo primo titolo di tour europeo nel Dubai Desert Classic all’inizio del 2009.

Erica Stoll, poi McIlroy, e Rory McIlroy, alla Ryder Cup al Hazeltine National Golf Club a Chaska, Minnesota

Mentre cerca ancora la sua prima vittoria maggiore, Rory, ha avuto un altro scontro con la realtà sportiva nel 2011 al Master di Augusta. Con quello che sembrava essere un vantaggio inattaccabile il quarto giorno, la natura spietata dell’Augusta lo puniva crudelmente vacendolo via via retrocedere nelle posizioni.

Un’altra lezione di vita che gli è servita molto consentendogli ora di essere in illustre compagnia con Jack Nicklaus e Tiger Woods come i soli tre giocatori di golf del mondo ad aver vinto quattro titoli maggiori all’età di 25 anni.

Questo è solo uno scorcio di una delle storie più eccitanti e belle del golf, di un ragazzo di soli 31 anni che ha ancora tanto da raccontare e che si troverà certamente in compagnia dei più grandi protagonisti del golf, se solo saprà rimanere fedele a se stesso.

(fonti: siti ufficiali dei golfisti, pgatour.com, owgr.com, golf.com, thesun.co.uk, nypost.com)

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Ecco le tre lady del golf che affascinano di più gli amici del nostro Circuito

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Golf

Redazione – Abbiamo fatto un piccolo sondaggio, che nulla vuole essere di serio se non un gioco estivo, tra gli amici golfisti di IGC, per scoprire quali sono le professioniste del golf che più piacciono. Per pari opportunità, e giustamente, abbiamo fatto la stessa domanda anche alle gentili amiche, con riferimento ai professionisti uomini. Il risultato del sondaggio al “maschile” lo pubblicheremo nel prossimo numero.

 

Paige Spiranac

PAIGE SPIRANAC pur non essendo tra le primissime giocatrici al mondo per quanto riguarda i suoi risultati sul green, Paige Spiranac è certamente la n°1 per popolarità e attenzioni fuori e sui percorsi di gara. Questa atleta 27enne dell’Arizzona, dal fisico molto attraente e sexy, ha dichiarato pochi giorni fa, ad un noto quotidiano sportivo, che per anni non riusciva a trovare un fidanzato perché tutti i ragazzi che uscivano con lei lo facevano soltanto per “scroccare” un’ora di lezione di golf gratis e per migliorare il loro swing, bisogna crederle sulla parola. Per lei, nel 2018, la LPGA (la lega professionistica mondiale femminile) ha cambiato le regole imponendo un dress code più rigido, che allungasse le minigonne e riducesse le scollature. Paige Spiranac ha ovviamente molto successo sui social media, pubblicando foto e video sul golf, sul fitness ma anche sulla sua sua vita privata. Il suo account Instagram ha più di 2,5 milioni di followers che seguono fedelmente ogni sua pubblicazione e sono oltre 50.000 le persone iscritte al suo canale YouTube. Nonostante le critiche che le sono state fatte per la sua attività “social” Paige ha chiarito in più occasioni che nei suoi post le piace mostrarsi così: calda e affascinante. La bionda golfista dell’Arizzona è persino apparsa sulle pagine patinate della famosa rivista americana Sports Illustrated. Una delle foto del servizio “ripostata” online è stata cliccata più di 150.000 in un brevissimo lasso tempo. Nei suoi post però Paige affronta anche temi più impegnativi con estrema serietà e competenza incoraggiando le donne a essere se stesse, a lottare sempre per ciò in cui credono e ad abbracciare la loro vera vocazione nella vita, andando anche contro a luoghi comuni e alle ipocrisie che circolano anche nel mondo del golf. Organizzando eventi e cliniche e sostenendo altre giovani ragazze, Paige spera di aiutare le donne non solo a scoprire il gioco del golf, ma anche a sentirsi autorizzate a realizzare i loro sogni, anche i più sfrenati, senza per questo doversi sentire a disagio o fuori posto. Diretta e a volte volutamente provocante, a giugno di quest’anno, Paige Spiranac ha confessato ai suoi fans su internet, in un podcast “Playing A Round”, di giocare a golf senza slip: “Normalmente non indosso la biancheria intima ma è perché indosso i pantaloncini e sarebbe un numero eccessivo di strati se indossassi tutto. Di solito indosso pantaloncini sotto le gonne o indosso solo pantaloncini… ma non biancheria intima”. Di questa sua affermazione, com’è facile immaginare, è stata estratta solo la prima parte che ha fatto il giro del mondo su tutti i media, ma lei ha reagito con notevole signorilità e leggerezza non dando molto peso alle numerose cattiverie piovutale adosso. Comunque la pensiate sul suo stile di vita, Paige è un’atleta completa, prima di diventare golfista, è stata una ginnasta d’élite, che avrebbe potuto ambire alle Olimpiadi se la fratturata di una rotula non la costrinse a rivalutare la sua carriera. Purtroppo il recupero non fu completo per continuare nella ginnastica ma la voglia di sport e di competizione gli era rimasta intatta. Dopo qualche prova in diversi sport, alla fine Paige si innamorò del gioco di golf. Una carriera da professionista altalenante nei risultati non le ha negato di essere ancora la golfista più desiderata sui percorsi di golf e tutti i suoi fans la stanno ancora aspettando con impazienza.

Muni He

MUNI HE nata a Chengdu, nel Sichuan, ma adesso stabilmente in California, la ventenne, di origine cinese, potrebbe far girare la testa per il suo bell’aspetto e i suoi post impegnati in Istagram, ma non fatevi trarre in inganno, questa bellissima atleta è una stella nascente del golf con una forza caratteriale da non sottovalutare. Con oltre 290.000 follower su Instagram, Muni He, chiamata anche Lily, non è quello che si potrebbe pensare come stereotipo di influencer Instagram. Scorrendo il suo profilo si scopre che oltre a manifestare ovviamente il suo bellissimo fisico, sempre però con estrema classe e mai in modo volgare, si scopre subito il suo primo grande amore: il golf. Sappiamo dai suoi post su Instagram che è grazie a suo padre che è cresciuta fin da piccolissima con il golf “in casa”. La sua famiglia si trasferì dalla Cina a Vancouver, poi mentre frequentava le scuole medie si trasferì definitivamente a San Diego, in California. Muni He è diventata professionista dopo il suo primo anno all’Università della California del Sud, a soli 19 anni. Muni Lui, come tutti i prodigi del golf, iniziò a praticare da giovanissima, infatti è incredibile pensare che solo 10 anni fa faceva parte del programma HSBC junior, e ora è in competizione con le migliori donne golfiste del mondo.

Muni He

Alcuni cronisti si chiedono addirittura se sarà lei il nuovo Tiger Woods sulla scena mondiale del golf. Com’è normale che sia, anche per lei, nonostante la sua innata predisposizione allo sport, non è stato tutto rose e fiori. Ha lottato, come tutti i principianti, e perso qualche bella occasione come il taglio per l’Omega Dubai Ladies Masters nel 2016, per poi rifarsi però vincendo il Symetra Tour 2018. Si è qualificata per il LPGA Tour 2019, dopo la sua Q-Series nel 2018, e ha ottenuto la sua carta Tour LPGA per il 2020. Muni Lui, come molti giovani della sua età, usa molto il suo profilo social per parlare di ciò in cui crede, come attivista per i cambiamenti climatici, e per diffondere il messaggio, a lei molto caro, sulle pari opportunità e l’integrità non solo nello sport, ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni.

SHIN AE AHN nata nel 1990 in Corea del Sud si trasferì in Nuova Zelanda a nove anni dove iniziò a giocare a golf. Sharon, o Shaz, come viene chiamta amichevolmente nel suo paese d’adozione, ha anche raccolto una serie impressionante di record amatoriale mentre rappresentava la Nuova Zelanda in varie competizioni, tra cui la Queen Sirikit Cup. Ha anche vinto il Campionato di Stroke Play femminile della Nuova Zelanda nel 2005.

Shin Ae Ahn

Shaz è entrata nel tour KLPGA (il tour coreano LPGA) nel 2009 e ha avuto un discreto anno da principiante, facendo quattro piazzamenti tra i primi migliori 10 e finendo 21a nella classifica di premi in denaro, guadagnandosi il titolo di Rookie of the Year. Il 2010 è stata la stagione di breakout di Shaz nella quale ha vinto il suo primo evento nella KLPGA all’Hidden Valley Women’s Open e ha registrato otto piazzamenti tra i primi 10 classificandosi terza nella classifica per l’ammontare di premi in denaro che è riuscita ad acconulare. Nel 2013 Shaz ha fatto molto parlare di se sui media di gossip a causa di un presunto flirt con una star del K-Pop (genere musicale originario della Corea del Sud) una ghiotta occasione per i paparazzi coreani che non si sono fatti scappare occasione per fotografarla “fuori dal green”.

Shin Ae Ahn

Forse è stato anche per questo che la Shaz lo stesso anno ha strappato un contratto con la TaylorMade Adidas ed è stata immortalata sui manifesti della KLPGA. Shin Ae Ahn ha alternato buone stagioni ad alcune opache passando anche per il Tour giapponese guadagnandosi un tour card limitato per il 2017 e alternando la presenza tra i due circuiti asiatici. Tuttavia, nel 2017, non ha avuto una stagione particolarmente eccezionale. Potrebbe non aver vinto molti soldi sul circuito in Giappone, ma si è dimostrata molto popolare tra i fan, abbellendo le copertine di numerose riviste nipponiche molto popolari Ahn ha avuto una stagione debole in Corea anche nel 2018, il suo miglior piazzamento è stato un 34° posto. Ha giocato sei eventi in Giappone, ma ha conquistato solo due tagli, con il suo miglior piazzamento in parità per il 39° posto. Nel 2019 non ha giocato molto sulla KLPGA dove si è conquistata solo due partenze, entrambe al Majors, con il suo miglior risultato al 47° al Korea Women’s Open. Nonostante i suoi ultimi risultati non esaltanti Ahn rimane una delle attrazioni più ambite nei circuiti asiatici, la sua grazia e la sua bellezza conquistano sempre.

(fonti: siti ufficiali delle atlete, Corriere dello Sport, Corriere del Ticino, Thethings.com, Thespun.com, Torontosun.com, Golfmagic. com), Seoulsisters.com , Golfpunkhq.com)

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4 ragazzi che fanno sul serio: i Top Gun dell’Ambrosiano

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Golf

S. Audisio – Nel golf come negli studi. Comune denominatore il talento, la voglia di impegnarsi e di eccellere, una famiglia motivata e dedicata anche nello sport. Punto di arrivo (per ora) il college negli Stati Uniti. Punto di partenza per tutti il Golf Ambrosiano.

 

Clara Manzalini
Nata a Milano, 15 aprile 1999
Negli Stati Uniti dal 2018
University of Florida (UF)
Corso: Economia -Handicap +4
Clara, Alessia e Maeve, insieme nel team Ambrosiano, hanno lasciato il segno vincendo due volte il titolo italiano under 18 (2015-2017) e la Coppa Italia (2015). Piazza d’onore per Clara nel tricolore matchplay 2017. È in nazionale dal 2014, vince con la squadra gli europei girls 2016 ed è seconda con il team ladies un anno dopo (anche nella classifica individuale). Un altro secondo posto nel Belgian Girls 2016. Al college debutta con due terzi posti, unica Gator sempre in squadra nella stagione 2018-2019; vince il suo primo torneo Usa lo scorso anno, l’Allstate Sugar Bowl, 7 colpi sotto il par. Miglior score 66.

Il Golf Ambrosiano di Milano è dove sono cresciuti e hanno trovato una guida nei maestri del circolo (gli stessi che li seguono ancora oggi), dove hanno imparato un’arte che li ha portati lontano. Riconoscendone determinazione e doti già evidenti fin da piccoli, il circolo per qualche tempo aveva organizzato un corso tutto dedicato a loro. Poi le gare, le trasferte, la maglia della nazionale, i successi e le scholarship per l’accesso ai college americani, guadagnate sul campo colpo dopo colpo. Negli Stati Uniti il privilegio di giocare e studiare in un mondo fatto di organizzazione e qualità, a un passo dai circuiti professionistici più ricchi del mondo per farne parte un giorno non troppo lontano. Un bel sogno con tante buone premesse. Pietro, Clara e Maeve sono già oltreoceano, Alessia partirà il prossimo settembre.
A loro abbiamo rivolto tre domande, ascoltato il loro pensiero sui rispettivi coach ma anche cosa i loro coach dicono di questi campioni in erba.
D1 – L’Ambrosiano. Il tuo percorso di golf passa per questo circolo, di cui hai vestito la maglia con successo. Un ricordo particolare tra tante gare o un momento della vita sociale, gli amici,le trasferte, gli allenamenti.
R1 Clara Manzalini – L’Ambrosiano rappresenta l’inizio di un percorso fantastico della mia vita. Il ricordo più emozionante risale al 2015 quando la squadra vinse il primo Trofeo Pallavicino (il campionato a squadre under 18) all’Ugolino di Firenze. Quella gara è stata davvero speciale, eravamo convinte dall’inizio di poter conquistare il titolo e ci siamo riuscite lottando fino alla 18 dell’ultimo giro. È stata un’emozione unica e finalmente abbiamo realizzato un sogno che inseguivamo da tempo.
R1 Maeve Rossi – Il ricordo piu speciale è la vittoria nel Pallavicino 2015 a Firenze con Alessia e Clara. È stato anche molto divertente stare in camera tutte insieme durante la gara e cantare, al ritorno in macchina dopo la vittora, la nostra canzone simbolica per quel torneo, «What do you mean» di Justin Bieber.
R1 Pietro Bovari – Forse il ricordo più bello è relativo all’ultima gara che ho disputato con la maglia del club, e che ha consentito alla squadra di ottenere la promozione al Campionato Nazionale per la prima volta nella storia del Circolo (con piazzamento utile nella Qualifica Maschile a Squadre, Cosmopolitan, 2018, ndr.) È stato un momento di felicità direi memorabile. Un altro ricordo molto bello è quello della Play for India, gara con formula louisiana vinta da noi ragazzi (formazione composta da me, Clara, Alessia e Maeve). Ci siamo divertiti, giocando con qualità ma spensierati .
R1 Alessia Nobilio – Posso far coincidere tutto in una sola risposta: la vittoria del primo «Trofeo Pallavicino» è stata un‘esperienza unica sia come gara che come rapporto con le mie compagne di squadra e con il coach ( Bob). Non dimenticherò mai il momento della vittoria e l’orgoglio di tutto il circolo Ambrosiano per questo risultato.
D2 – Il college negli Stati Uniti. I plus di questa esperienza nello studio e nel golf. Puoi descrivere la tua giornata? Qual è il ruolo del coach all’università? Com’è il tuo team?
Swing, scelte tecniche e altro, che strumenti usi per connetterti al tuo coach in italia?
R2 Clara Manzalini – Il college in America rappresenta una grande opportunità per atleti che hanno il desiderio di laurearsi e competere nella loro disciplina sportiva ai massimi livelli. L’organizzazione sia dal punto di vista atletico che accademico è ottima. La mia giornata tipo consiste in un allenamento in palestra con la squadra alle 6:20 del mattino. Poi doccia, colazione e lezione fino alle 11:30 circa. Qualche volta organizzo delle sessioni di tutoring in mattinata per studiare determinate materie. Finite le lezioni pranzo veloce e dalle 14:00 iniziano tre ore di pratica obbligatorie con la squadra nelle quali lavoriamo maggiormente sul gioco corto o in campo. A fine pratica si studia, si cena e poi a letto presto che il giorno dopo si ricomincia!

Maeve Rossi
Nata a Milano, 24 luglio 1999 – Negli Stati Uniti dal 2018 – Rutgers University (RU), New Jersey – Corso: Economia – Handicap: +3.5
Ha vinto due gare nazionali (Gran Premio Monticello 2015, Targa d’Oro 2017), due volte seconda e altre sette nelle top ten. Ha fatto parte della nazionale nel 2014, 2016, 2017. In Europa spiccano il terzo posto nel Junior of Belgium (2017) e un nono nell’English Women’s Open (2019). Negli Stati Uniti un secondo, un ottavo e un nono posto nelle due passate stagioni. Miglior score 69. Ama la musica, suona il piano e il violino.

R2 Maeve Rossi – Il plus di questa esperienza è riuscire a giocare a golf e procedere allo stesso tempo con il corso di studi, cosa che in Italia è pressoché infattibile. Altro vantaggio nello studio è che non ci sono esami orali ma solo scritti, che a me creano molto meno ansia. La mia giornata tipo prevede pratica al mattino, in driving range, pitching green e putting green, oppure in campo. Nella stagione autunnale abbiamo un ora di workout alle 8.00 per 3-4 volte la setttimana, mentre in primavera è alle 12.00 per 2-3 volte. Poi si pranza al volo e, tra le 13.00 e le 21.00 il tempo è dedicato a lezioni e studio (abbiamo di media due classi di un’ora e 20 al giorno). Il ruolo della coach è di preparare lo schedule della giornata, che varia in base al meteo e alla stagione. Inoltre, decide i drill da praticare e le gare a cui partecipare. Sostanzialmente ha un ruolo amministrativo e ci aiuta ad avere successo e a raggiungere I nostri obiettivi. Dal punto di vista dello swing non interviene; se ho qualche domanda contatto Bob tramite WhatsApp, mandadogli qualche video dello swing o chiamandolo. Adoro il mio team, siamo molto unite, ci aiutamo a vicenda e ci divertiamo molto alle gare. Per ora eravamo otto ragazze, l’anno prossimo arriveremo a 10.

Pietro Bovari
Nato a Milano, 26 gennaio 2001 – Negli Stati Uniti dal 2019 – University of Virginia (UVA) – Corso: Arts and Science – Handicap +4,8
Stesso giorno, stesso campo (La Pinetina), Pietro e Alessia vincono i rispettivi titoli italiani under 12 (2013). Nel 2018, tra aprile e maggio, Pietro è secondo negli Internazionali di Francia, vince il tricolore under 18 e, back-to-back, il titolo italiano Matchplay. Cinque le top ten in gare nazionali, a Lignano e Margara (2018), Cervia, Monticello e San Domenico (2019). Quattro quelle nei campionati italiani dello scorso anno: Medal (2°), Matchplay (3°), Marazza U18 (5°), Boys U18 (9°). In Europa spiccano l’ottavo posto nel German Boys 2019 e il terzo nella Copa Andalucia 2020. Negli Stati Uniti il quarto posto nel Cleveland Palmetto Invite subito prima di rientrare in Italia. Fa parte della squadra nazionale dal 2015. Con il team Italia ha vinto il Belgian International 2015, e la Nations Cup agli Internazionali d’Italia 2017 e agli Internazionali di Francia Boys 2018.

R2 Pietro Bovari – È un’esperienza straordinaria, che mi consente di conciliare sport e studio con standard molto elevati, in un ambiente aperto e stimolante. La giornata inizia in palestra alle 6.30 tre volte alla settimana, poi classi fino alle 13 circa, rapido pranzo e allenamento fino alle 17.30; cena verso le 18.30 e studio anche fino alle 22.00. Il coach si occupa di tutti gli aspetti organizzativi, ovverosia gestione del budget, della facility, dei calendari, del recruiting e, ovviamente, gestisce gli allenamenti e le gare. Se poi il giocatore lo desidera interviene anche sul piano tecnico, ma molto meno di quanto accade in Italia. Il mio team è composto da ragazzi simpaticissimi, con i quali ho legato subito molto. Purtroppo dal punto di vista dei risultati la stagione non è cominciata nel migliore dei modi, ma al momento dell’interruzione del Campionato la squadra era in netta ripresa. Per connettermi al mio coach in italia, il rapporto con mio padre è talmente consolidato che spesso basta anche solo una telefonata; ciononostante facciamo molte sedute di pratica live, via FaceTime, utilizzando un Trackman per la condivisione dei dati. In più è in grado di monitorare le mie statistiche con il programma messo a disposizione dall’Università.
R2 Alessia Nobilio – Partirò per gli Stati Uniti il prossimo settembre, destinazione Los Angeles. Dal college mi aspetto di conseguire una laurea giocando a golf. Intanto, visitando il campus, mi ha colpito l’organizzazione incredibile che hanno in ogni cosa. È tutto programmato al minuto, lezioni in classe, allenamenti, preparazione per le gare. Avrò due coach che sono persone eccezionali (e donne!), l’università è prestigiosa… Insomma, sarà bello ma sarà anche dura! Naturalmente resterò in contatto con i miei coach, e come potrei fare a meno di loro! Gli manderò video, li chiamerò via whatsapp (quando non dormono!) e non vedrò l’ora, lo so già, di tornare da loro durante le pause per le vacanze.
D3 – Lockdown. Rientrare a casa o rimanere al college? Come descrivi questa esperienza. Come hai portato avanti golf e studio durante questo tempo?
R3 Clara Manzalini – Nelle prime due settimane di marzo le lezioni della mia università sono diventate tutte online, gli allenamenti sono stati sospesi come tutte le competizioni sportive. Il campus inziava a svuoatrsi e quindi ho deciso di rientrare a casa, anche se la situazione in Italia era peggiore. La mia paura era quella di rimanere bloccata in America da sola senza la mia famiglia per troppo tempo e in un momento molto difficile. Chiaramente l’esperienza non è stata delle migliori, dover dire addio alla stagione, all’università, agli amici e a tutto lo staff non è stato semplice, però il lockdown mi ha permesso di passare tanto tempo a casa con la mia famiglia che non vedevo da mesi. Una volta tornata ho cercato di mantenermi attiva per quanto riguarda il golf. Fortunatamente avevo un tappeto da putt indoor e, per il gioco lungo, mi sono arrangiata con un tappetino e un lenzuolo contro cui tirare. Allo stesso tempo ho allenato molto la parte fisica con esercizi di potenziamento, mobilità e aerobica. Per quanto riguarda lo studio, ho seguito le lezioni online e grazie all’ottima organizzazione dell’università sono sempre stata al passo con gli esami.
R3 Maeve Rossi – Durante il lookdown ho preferito rimanere negli Stati Uniti, principalmente perché la Lombardia è stata da subito un «hotspot» della situazione italiana e quindi del mondo. Non volevo tornare a casa per paura di mettere in pericolo con il virus i miei genitori, visto che gli aereoporti sono i luoghi tra i più esposti al contagio. All’università, ho vissuto il lockdown con una mia compagna di squadra, quella con cui ho legato di piu in questi anni, quindi non è stata un’esperienza disastrosa.
Insieme ci siamo divertite nonostante ci fosse poco da fare, anche se la lontanza da casa si sentiva di più rispetto ai periodi normali. Non avevo alcun modo di giocare, ma solo praticare il putt su un tappetino nel nostro appartamento, mentre le lezioni accademiche erano tutte online: c’era molto piu tempo per studiare quindi tutto sommato è andata molto bene.
R3 Pietro Bovari – Per il lockdown hai deciso di rientrare a casa. È stata ovviamente un’esperienza difficile, dalla quale però ho cercato di tirare fuori i (pochi) aspetti positivi. Ho potuto terminare con successo il semestre scolastico online. E ho potuto allenarmi fisicamente nella piccola palestra che ho a casa e fare pratica tutti i giorni nel driving range indoor approntato in salotto, per la gioia della mamma.

Alessia Nobilio
Nata a Milano, 7 settembre 2001
Negli Stati Uniti da settembre 2020
University of California
Los Angeles (UCLA)
Corso: Business Economics con Minor in Data Analitycs – Handicap: +5,7
Prende l’handicap a 6 anni, a 11 è scratch ed entra nella squadra nazionale. Dal Campionato Regionale Lombardo U12, che ha vinto tre volte, alla Targa d’Oro di Villa d’Este (titoli 2015-2016), al tricolore Baby (2013) e a quello assoluto (2019). Vince gli Internazionali di Francia (2016), del Belgio back-to-back (2016-2017), del Portogallo all’inizio di questa stagione. Alessia ha scalato il ranking mondiale assoluto fino all’attuale terza posizione, grazie a una lunga serie di piazzamenti: tre volte terza e dieci volte seconda. Spiccano due piazze d’onore (2017-2018) e un terzo posto (2019) nel World Junior Girls, un terzo negli europei Ladies (2018), la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici Giovanili 2018. Ha partecipato all’Augusta Women Amateur Championship. In team, oltre ai successi con la maglia dell’Ambrosiano, due titoli europei Girls (2016-2018), il mondiale Girls (dove è seconda nell’individuale) nel 2018, il Junior Vagliano Trophy (2017) e quello assoluto (2019). Ha partecipato due volte alla Junior Solheim Cup (2017-2019) e alla Junior Ryder Cup 2018.

R3 Alessia Nobilio – E’ stato davvero qualcosa di incredibile quello che è successo e che, purtroppo, non è ancora finito. Mi sono mancati i miei amici, ho fatto molte riflessioni in merito al rapporto tra libertà e salute e ho passato più tempo con i mei genitori. Sembrerà strano ma per me è stato importante. Giro il mondo da quando ero piccolissima e negli ultimi 10 anni non ci era mai capitato di passare così tanto tempo insieme. Per quanto concerne il golf i miei genitori hanno attrezzato una postazione per il gioco lungo acquistando una rete protettiva che abbiamo sistemato in giardino. Grazie all’uso del Trackman sono riuscita a tenere i “numeri” e lo swing sotto controllo. In casa avevo tappetino e Sam Putt Lab per allenare il putt. I miei preparatori atletici e i coach erano disponibili per lezioni on-line. Certo ho sofferto molto la mancanza di adrenalina per le gare e dovrò riabituarmi, ma è stato così per tutti e quindi saremo sullo stesso piano quando si ripartirà. Per lo studio, ovviamente ho sofferto la mancanza di contatti personali con i compagni e i professori, ma ho anche trovato dei vantaggi. Tutti i tempi morti di trasferimento eliminati mi hanno concesso più tempo e concentrazione per studiare. I risultati che sto ottenendo sono ottimi. Sono pronta per la maturità!
Sentiamo ora cosa pensano i coach dei loro giovani allievi.
Parola al coach Jason Lewis che ci parla di Clara Manzalini.
“Apprezzo molto la sua attitude verso la preparazione e il miglioramento: è motivata e si impegna al massimo. Non è sempre stato facile per lei. Ci sono stati momenti di difficoltà lungo il percorso, sopratutto all’inizio, ma la sua mentalità è quella di lavorare tanto per migliorare. E poi «she never gives up», non si arrende mai, pensa positivo fino in fondo. Anche perché la qualità del suo gioco le permette di recuperare.
Nel tempo è diventata indipendente, è andata in America ragazzina ed è maturata tanto come le sue forze, sia nel golf che in università dove raggiunge ottimi risultati, che le hanno permesso di vincere un torneo americano”.
Parola al coach Roberto Recchione che ci parla di Maeve Rossi.
“Maeve ha una grande capacità di reagire nell’immediato alle difficoltà che può incontrare lungo il percorso. Ottimi putt e gioco corto, sia dal punto di vista tecnico che mentale. Ha migliorato molto la statistica dei «green in regulation» lavorando nel tempo sul controllo della distanza; inoltre colpisce la palla con più convinzione e decisione”.
Parola al coach Antonello Bovari che ci parla del figlio Pietro.
“Dal punto di vista mentale sono notevoli la sua resilienza e la capacità di resistere alle frustrazioni. Mentre tecnicamente mi ha sempre colpito la sua capacità di produrre velocità. Negli anni non riuscirei a isolare un aspetto in particolare della sua crescita; il miglioramento è stato, e continua a essere, costante in tutti gli aspetti del gioco”.
Parola ai coaches Roberto Recchione e Roberto Zappa che ci parlano di Alessia Nobilio.
“R.R. Alessia non lascia nulla al caso nell’allenamento, con grande attenzione ai minimi particolari. Suoi grandi plus sono la determinazione e la capacità di concentrarsi nelle competizioni di alto livello. In campo gestisce al meglio i colpi al green con un ottimo controllo della distanza ed è dotata di un putt solido tecnicamente e incisivo. Sul piano fisico ha migliorato tanto, lavorando duro con continue sedute di allenamento e di pari passo con un’alimentazione corretta. ha ottenuto un’altro importante passo avanti nei colpi di recupero e nel gioco corto (lob soprattutto)”.
“R.Z. Alessia si distingue per la determinazione che ha in campo, per il desiderio di vincere ed essere la migliore, per la grande forza di volontà che la spinge a combattere fino all’ultimo colpo. Sul piano tecnico l’attuale punto di forza assoluto è il putt, che le dà massima fiducia per il birdie così come per salvare il par. Inoltre lavora duro sulla tecnica dello swing”.
Adesso sentiamo anche le parole di questi ragazzi sui loro maestri.
Clara Manzalini “Jas mi conosce da quando avevo otto anni e questo gli ha permesso di capire bene sia i miei difetti sia i miei punti di forza caratteriali e golfistici. È molto paziente ed è bravo a portare la mia concentrazione su cose semplici e chiare che mi permettono di mantenere un ottimo focus sul gioco. Inoltre asseconda molto il mio stile di gioco e mi aiuta a lavorare sui punti di forza e sul feeling.”
Maeve Rossi “Bob è il motivo per cui mi sono appassionata al golf, perche riesce sempre a sottolineare l’aspetto di divertimento nello sport. Anche dal punto di vista tecnico mi motiva molto, è sempre positivo e riesce a cogliere subito gli errori nel mio swing”.
Pietro Bovari “Essendo mio padre condividiamo diverse caratteristiche di pensiero, in particolare apprezzo molto il suo approccio scientifico al gioco. E poi, consentitemi la battuta, il costo tutto sommato è modico”.
Alessia Nobilio “Sarò breve, anche se la risposta richiederebbe molto spazio. Bob è per me coach, fratello maggiore e amico. Ho iniziato a giocare con lui, mi conosce da quando ero una bambina, non c’è bisogno che gli dica nulla, guarda un mio swing e ha sempre il consiglio giusto. Roberto Zappa è il coach responsabile della Nazionale femminile e mi aiuta ormai da due anni. Ha un approccio molto scientifico. Con lui analizzo lo swing e lavoro sul putt. I due Bob si confrontano sempre e io non potrei essere più fortunata a lavorare con due persone così”.
Non ci resta che augurare a questi magnifici ragazzi tutta la fortuna e la felicità che si meritano: forza campioni.

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Silvia Audisio

Giornalista per passione del golf, un percorso al contrario.
Dall’università di lingue alla moda milanese indossata e venduta, ai tessuti, ma sempre con la sacca in spalla macinando buche su buche. Da Genova dov’è nata, a Milano dove abita, a Biella dove ha tirato i primi colpi a cinque anni. E poi nel mondo per una partita senza fine, con il cruccio di non aver mai fatto hole-in-one e quello di vedere il golf, in Italia, ancora tanto distante dalla gente. Ma ne parla e ne scrive con fiducia. l Golf a test è l’ultimo libro, domande e risposte per capire il gioco. Ha diretto per 12 anni la rivista Il Mondo del Golf, aperto uno studio di comunicazione, vinto un premio dell’unione stampa sportiva e, per cinque anni, ha curato il magazine del Corriere della Sera, Style Golf. Scrive per Style, Dove e La Gazzetta dello Sport. La cosa più bella? Veder giocare i bambini. Cento nel suo circolo, dove partecipa all’organizzazione delle loro attività.

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Comunicazione India Golf Cup

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Segreteria India Golf Cup – Annullamento Circuito India Golf Cup 2020, ma non ci fermiamo.

 

Alla c.a. di:
Presidenti, Direttori, Segretari
dei Golf Club inseriti nel calendario gare del Circuito India Golf Cup 2020
e di tutti i cari amici golfisti del nostro Circuito

Gentilissimi
Come sarà facile a tutti Voi constatare, la serie di annullamenti delle gare in calendario del nostro Circuito, che si sarebbero dovute disputare ad oggi, ci rende inevitabile la decisione di sospendere per quest’anno il Circuito India Golf Cup 2020.
Con tutta la volontà possibile non saremmo stati in grado di soddisfare e rispettare il regolamento del Circuito che prevedeva inoltre l’iscrizione automatica dei vincitori delle singole gare (in tutte le categorie) alla Finale

Nazionale con l’opportunità di potersi aggiudicare i Viaggi Golf messi in premio.
Anche nella speranza che le restrizioni regolamentari dovute al Covit-19 possano essere allentate nelle prossime settimane, non riteniamo corretto eventualmente agevolare alcuni Club, e i loro giocatori, rispetto a quelli che ad oggi non hanno potuto ospitarci.
Qualora le condizioni ambientali lo consentissero ci attiveremo immediatamente per organizzare delle singole gare India Golf Cup entro la fine 2020, ma in ogni caso queste non avrebbero valore per quanto concerne l’intero Circuito.
Nella speranza di poter inserire ancora i graditissimi Club del Calendario 2020 nel Circuito India Golf Cup 2021 confidiamo vogliate tutti approvare la nostra sofferta decisione.

Con i più sentiti ringraziamenti

Gianmario Sbranchella
Titolare e organizzatore India Golf Cup

 

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Così ci siamo ritrovati un po’ più fragili

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G. Sbranchella – Così ci siamo ritrovati un po’ più fragili.

 

Gianmario Sbranchella: golfista per passione

Anche volendo, con tutta la buona volontà del caso e con l’ottimismo che mi ha sempre accompagnato lungo il percorso della mia vita, mi è impossibile non soffermarmi almeno un attimo su tutto ciò che sta accadendo intorno a noi.
Più rifletto, e di tempo per farlo come ben sapete ce n’è stato, o ce n’è ancora, visto che mentre scrivo questo editoriale il periodo di chiusura forzata è ancora in atto, e più mi rendo conto di amare immensamente la mia grande passione: il golf.
Voi direte, bella forza, già lo sapevamo da tempo, ma cosa c’entra con il virus?
C’entra e adesso vi spiego il perché, e non è per quello che immaginate voi.
Amo il golf perché è democratico e odio il virus perché ha un atteggiamento discriminatorio.
Abbiamo ascoltato per tanti anni nei dibattiti televisivi o letto nei report delle conferenze sulla situazione sociosanitaria dei nostri paesi che la “terza età” non doveva più essere considerata “l’età degli anziani” perché si andava formando già la “terza età avanzata” o “quarta età”.
Bene, credo che tutti noi, ultrasessantenni e ultrasettantenni, siamo stati fieri e felici di apprendere queste notizie . Ci siamo infilati un paio di jeans, magari non troppo stretti, abbiamo abbandonato spesso il vestito grigio e la cravatta sostituendoli sovente con un giubbotto sportivo e abbiamo lasciato nella scatola le “churchill” preferendo delle più comode sneakers.
E specialmente quando abbiamo estratto uno dei nostri ferri dalla sacca abbiamo “combattuto” alla pari con giocatori di qualsiasi età e di qualsiasi categoria. Si perché il golf, come dicevo all’inizio, è democratico, mette tutti sullo stesso piano, da a tutti le stesse possibilità di vittoria, dai junior ai senior. È vero, la vita “vera” non è un percorso di golf, non lo è mai stata, ma era bello far finta che potesse esserlo, illuderci per qualche ora la settimana che la vita, come il golf ci mettesse tutti sullo stesso piano, a combattere tutti ad armi pari.
Invece è arrivato questo maledetto Covid19, con i suoi atteggiamenti discriminatori e le sue “preferenze”, e non per premiare ma per castigare. Un essere “antidemocratico” e totalmente privo di scrupoli.
Così in un attimo ci siamo trovati, noi “ex anziani”, perché fino a ieri ci hanno ripetuto che a 65 o 70 anni non si è ancora anziani, a “giocare” una partita non ad armi pari. Ci siamo trovati, insomma, dall’oggi al domani un po’ più fragili, ma voglio dirlo forte, non più deboli. Guardandomi indietro, a prima dell’apparizione di questo incomprensibile virus, vedo forse la necessità di fare un piccolo esame di coscienza, considerare in futuro di non forzare alcune situazioni limite e prendere un po’ più di consapevolezza che purtroppo, anche se molto più lentamente di una volta la “terza o quarta età” avanza, ma quello che il progresso e la scienza ci ha regalato negli ultimi quarant’anni ci ha reso sicuramente più forti, sta solo a noi non esagerare e non approfittarne troppo.

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Gianmario Sbranchella

Vice Presidente Esecutivo e socio fondatore della Camera di Commercio Indiana per l’Italia; ideatore e organizzatore del Circuito India Golf Cup.

Per saperne di più su Gianmario Sbranchella guarda questo link

Per contattare Gianmario Sbranchella scrivere a: g.sbranchella@italygolfcup.golf